I Frati Cappuccini sono nati nel 1528 come una riforma dell’Ordine dei Frati Minori, perché desideravano una preghiera maggiormente contemplativa e una vita di povertà molto più rigorosa. Il loro patrimonio spirituale risale a San Francesco alla sua Regola e Testamento.

Non passò molto tempo dalla fondazione che i frati cappuccini – così chiamati a motivo del lungo cappuccino che portavano – si fecero notare come ferventi predicatori del Vangelo e servitori compassionevoli nei lazzaretti dove curavano i sofferenti del loro tempo. Memorabile è il ritratta che ne fece Alessandro Manzoni nei Promessi Sposi.

Gli inizi

La loro diffusione fu repentina perché molti furono attratti dal modo di pregare, di predicare e dalla loro austerità, condivisione e servizio ai poveri. La fraternità cappuccini si diffuse nel giro di un secolo in tutta Europa. Oggi ci sono circa 11.000 frati Cappuccini sparsi in tutto il mondo.

Tutto ebbe inizio nel 1525 con il frate minore Matteo da Bascio, quando lasciò il suo convento di Montefalcone (diocesi di Fermo) per recarsi a Roma dal Papa. Voleva ottenere da sommo pontefice il permesso di vivere la Regola secondo il più stretto ideale francescano. Dopo alcune mesi fu seguito dai fratelli Ludovico e Raffaele Tenaglia di Fossombrone. Dato che erano considerati dei fuggiaschi dagli altri frati minori, trovarono accoglienza e protezione nel territorio di Camerino presso la duchessa Caterina Cibo, nipote del papa Clemente VII. Grazie forse alla sua intercessione il 3 luglio 1528 ottennero la bolla Religionis Zelus.

Il documento segnò l’inizio ufficiale della riforma cappuccina e diede la possibilità ad un gran numero di frati di realizzare l’ideale francescano secondo le loro più autentiche aspirazioni. Nella riforma entrarono eminenti figura dell’Osservanza francescana e questo assicurò l’esistenza dell’Ordine e ne garantì la diffusione.

Già nel 1535 i Cappuccini erano presenti in Veneto e in Lombardia, raggiungendo il numero di cinquecento frati. L’assetto definitivo fu dato nel Capitolo generale del 1535-1536, tenuto nel convento di Sant’Eufemia a Roma.

Nelle Costituzioni del 1536, dette di Sant’Eufemia, i frati optarono subito per un’osservanza molto rigorosa di quanto Francesco desiderava e voleva per il suo Ordine. Per questo ricercarono le intenzioni del fondatore non solo nella regola, ma anche negli esempi della sua vita, nella dottrina contenuta nei suoi scritti e soprattutto nel Testamento, ultima espressione della sua volontà e del suo ideale evangelico.

Fulminea diffusione

In una decina di anni la riforma contava 700 frati, divisi in dodici province religiose. Dopo cinquant’anni, contava 3500 religiosi in 18 province e 300 conventi. I tratti caratteristici che favoriscono la rapida diffusione dei Cappuccini: povertà estrema ed austerità, solitudine contemplativa e presenza in mezzo al popolo in ogni necessità. Lo stesso aspetto esterno fu motivo di ammirazione e di ispirazione.

Vita e apostolato

I Cappuccini scelsero una vita “quasi eremitica”. Costruirono i loro conventi fuori dalla città ma non molto lontano, perché altra caratteristica che li contraddistinse fu la predicazione al popolo. Credevano che l’annuncio della Parola di Dio, sull’esempio di Gesù Maestro, fosse uno più degni, utili, alti e divini uffici della Chiesa di Dio. La predicazione doveva essere semplice, popolare, evangelica, aderente ai bisogni del popolo e lontana dagli artifici letterari. Per questo suscitò ovunque un entusiasmo indescrivibile.

Con la predicazione, i Cappuccini diffusero pratiche devozionali ed importanti opere sociali fondando associazioni, confraternite e sodalizi con finalità benefiche e assistenziali. Molto efficace contro l’eresia protestante fu l’abbinamento della sapiente dottrina e della autentica testimonianza di vita.

In tutta la storia dei Cappuccini, l’impegno di perfezione evangelica rimase sempre fondamentale e nonostante la fervida attività in cui erano immersi diedero frutti di santità anche ufficialmente riconosciuta.

Tutto questo ebbe sempre l’ammirazione dei fedeli e particolarmente del popolo umile, che li ebbe vicini come amici e consiglieri spirituali al punto che divennero per antonomasia i “frati del popolo”.