TRENTO. Gli angeli esistono, c’è poco da fare. Credenti o meno per incontrarli, se ci si trova a Trento, basta raggiungere Port’Aquila risalire via della Cervara e recarsi in piazza dei Cappuccini. Qui, al civico 1, infatti, ciclicamente ci sono 450 volontari, semplici cittadini di ogni estrazione e ceto, che si alternano, ogni giorno, ai fornelli e preparano da mangiare a poveri, senza tetto, migranti, persone in difficoltà. ”Arriviamo a sfamare fino a 150, 180 persone a pasto – spiega Frà Massimo Lorandini che gestisce la struttura – e lo facciamo sempre e solo grazie all’aiuto delle persone”. Già perché anche il cibo è ”volontario” consegnato gratuitamente da privati cittadini, supermercati, aziende proprio allo scopo di aiutare di chi ne ha più bisogno.

Siamo alla Mensa della Provvidenza all’interno del convento dei frati cappuccini di Trento. Lunedì sera il Rotary Club Trento ha organizzato una cena speciale nella struttura per sentire da frate Massimo quali sono le criticità, i problemi da affrontare, le iniziative da mettere in campo per aiutarlo nella sua missione. L’ente filantropico, che in Trentino opera dal 1949, infatti, con l’attuale presidente Massimo Fedrizzi pochi mesi fa è riuscito a consegnare a Frà Massimo 100 sacchi a pelo per fronteggiare l’emergenza freddo mentre solo due anni fa si era fatto promotore del progetto ”Ancora Blu” con il quale molti soci mettevano a disposizione le loro competenze professionali e così se servisse un dentista, un avvocato, un consulente i bisognosi saprebbero a chi rivolgersi gratuitamente.

Tutto ruota attorno alla volontarietà nella mensa della provvidenza che non a caso porta questo nome. Un tempo mensa dei poveri oggi della provvidenza perché, inutile dirlo, quel che succede ogni giorno ha davvero dell’incredibile. Che sia provvidenza divina o umana poco importa. Qui quel che conta è che ci sia sempre un pasto pronto per chi ha bisogno, italiano o straniero, cristiano o mussulmano, uomo o donna, giovane o anziano. ”E sono sempre più in aumento i trentini – spiega Frà Massimo – segnati dalla crisi economica, da separazioni e divorzi, ma soprattutto dal vero cancro della nostra epoca che è il gioco d’azzardo che mette sul lastrico intere famiglie. Un vero disastro”.

Fra’ Massimo ha ridato slancio ed energia alla struttura intitolata a padre Fabrizio Forti, dopo che due anni fa (era il 16 ottobre 2016), il mitico frate era venuto a mancare. Indimenticato e indimenticabile una sua foto campeggia tuttora sulle pareti della mensa e altre si trovano in altri locali dell’edificio. Padre Fabrizio era stato l’anima, le braccia e la mente che era riuscita, negli anni, a creare una struttura capace di autosostenersi senza, praticamente, un soldo, ma solo grazie alla rete di amicizie, passione e impegno delle centinaia di volontari che si erano avvicinati alla mensa. Un frate, padre Fabrizio, che ha rappresentato un modello e un esempio per tutti e che per anni ha aiutato e dato conforto oltre che ai poveri e ai senza tetto anche ai carcerati girando le varie strutture del Trentino.

Quando è morto aveva 67 anni e in molti hanno temuto di restare orfani non solo della sua persona ma anche del suo spirito e della sua iniziativa. Poi, però, è arrivato Frà Massimo e le paure sono scomparse. La mensa della provvidenza, oggi, prosegue a pieno regime nella sua attività di lotta alla povertà e contrasto all’emarginazione grazie anche alle energie di questo giovane (è stato nominato che aveva 43 anni ed era il più giovane dei frati del convento) ma preparatissimo padre.

E proprio a lui il Rotary Trento ha voluto consegnare per mano del suo presidente Fedrizzi il ”Paul Harris Fellow” la massima onorificenza rotariana il cui nome è ispirato a Paul Harris il fondatore del Rotary. Un piccolo gesto per un grande uomo che ha la fortuna (e la bravura) di poter contare su almeno 450 angeli della provvidenza.

Di Luca Pianesi

Fonte: Il Dolomiti