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CASTELMONTE – Provincia e Arcidiocesi di Udine

Situato sulla sommità di un colle (618 m. s.l.m.) a est di Cividale del Friuli, svetta il santuario di Castelmonte, la cui fondazione sembra molto remota. Alcuni indizi fanno pensare ad un sacello, forse dei secoli V -VI, dedicato alla Madonna o a S. Michele Arcangelo (tuttora venerato nella cripta).

Alte mura racchiudono la chiesa – dedicata all’Assunzione di Maria Vergine e consacrata il 15 maggio 1744 – meta di pellegrinaggi da tempo immemorabile, attorno a cui sono sorti, in epoche successive, vari edifici. In questo luogo, importante nodo strategico per la difesa orientale della pianura friulana, esistevano già nel XII secolo una rocca e una chiesa. Il primo documento scritto che cita la chiesa risale al 1175. Una sempre crescente devozione portò qui, lungo i secoli, innumerevoli schiere di pellegrini, che venivano ripagati con indulgenze speciali: ne promulgarono di particolari i pontefici Innocenzo IV nel 1247, Urbano VI nel 1378 e Sisto IV nel 1478.

Danneggiato da un’incursione di Ungari (guerrieri a cavallo originariamente provenienti dalle steppe della Siberia occidentale) nel 1419, devastato da un rovinoso incendio causato da un fulmine nel 1469, semidistrutto dai terremoti del 1511 e del 1513, il santuario venne ampliato e abbellito nel Cinque-Seicento, ma poi privato dei suoi tesori d’arte durante la dominazione napoleonica (1797-1799).

Nel 1866 il governo italiano, appena insediatosi in Friuli, confiscò i beni del santuario e nel 1873 le autorità vietarono anche i pellegrinaggi. Nel 1913 l’arcivescovo mons. Antonio Anastasio Rossi ne affidò la custodia ai Cappuccini.

Il primo custode fu p. Eleuterio da Rovigo, che seppe far conoscere il santuario non solo in Friuli, ma anche in Italia e in molte parti del mondo, attraverso la diffusione del Bollettino “La Madonna di Castelmonte”.

Nell’ambito della seconda guerra mondiale, nel novembre del 1943 il santuario e il convento furono colpiti da ripetuti colpi di artiglieria tedesca. Incolumi i religiosi Cappuccini e la popolazione del borgo.

Il 3 luglio 1948 furono ultimati i lavori della sopraelevazione della chiesa, del tetto e del nuovo campanile. In seguito, fu costruito il nuovo acquedotto e ampliata e sistemata la strada che parte da Cividale fino al santuario. L’opera più importante del complesso è conservata proprio nel santuario. Si tratta della statua in pietra dipinta della Madonna con Bambino, eseguita certamente prima del 1479 (anno in cui venne benedetta e intronizzata) da scultori gravitanti nella sfera artistica salisburghese.

La festa più importante si celebra, ogni anno, l’8 settembre (Natività della B. V. Maria) con un grande pellegrinaggio diocesano, nel ricordo del terremoto del 1976 che causò oltre mille morti in tutto il Friuli. Il pellegrinaggio termina con la solenne S. Messa all’aperto e l’atto di affidamento alla Vergine Maria.

Dal 1968 al 1973 funzionò nell’ambito del convento un piccolo seminario serafico con due classi, V elementare e I media.

Un religioso della fraternità cappuccina serve pastoralmente la parrocchia di Prepotto, comprendente anche le comunità di Cialla, Codromaz, Oborza e Ciubiz.

[Fonte: «I nostri luoghi: cenni storici e attività attuali», in Stato personale e locale, Curia provinciale, Venezia-Mestre 2017, pp. 31-32].

Contatti

Santuario B. Vergine
33040 Castelmonte (UD)
Tel. 0432 731094 / 0432 701267
Email: info@santuariocastelmonte.it
Sito: www.santuariocastelmonte.it

CONEGLIANO – Provincia di Treviso e Diocesi di Vittorio Veneto

È quasi impossibile, arrivando nelle vicinanze di Conegliano, non rivolgere uno sguardo di ammirazione all’incantevole spettacolo di questa città adagiata sul pendio verdeggiante del colle e coronata, in alto, dal suo castello, cinto dalle sagome acute dei cipressi. Nel 1577, il podestà veneto Leonardo Donà scriveva che Conegliano si trovava in un “sito tanto vago et delizioso, che io non credo che la natura habbia altrove meglio dimostrato l’estremo della sua bellezza”. Il primitivo convento dei Cappuccini venne costruito dal 1589 al 1593 per volere dei cittadini e per interessamento di un gruppo di benefattori. Sorgeva nell’area dove oggi si trova l’ospedale civile.

Per lunghi anni quel convento fu pure sede di noviziato (nel 1648 vi trascorse il noviziato il B. Marco d’Aviano).

Negli anni furono necessari degli ampliamenti: nel 1731 fu innalzato un piano con le celle e gli altri locali necessari per i novizi e nel 1738 fu allungato il refettorio e apportate delle modifiche ad altre stanze.

Nei duecentocinquant’anni che vi rimasero, i frati non cessarono di offrire, oltre che assistenza religiosa, anche aiuto e conforto agli infermi, ai poveri, ai diseredati. E non cessarono di esercitare il ministero della predicazione, per il quale, specialmente nel Cinque e Seicento, erano ricercatissimi. Allontanati una prima volta dalla soppressione napoleonica del 1810, i Cappuccini ritornarono nello stesso convento nel 1837. Ricacciati nuovamente nel 1867 (questa volta dallo Stato italiano), non vi fecero ritorno che nel 1929. Dapprima si sistemarono provvisoriamente presso il castello, di fianco alla chiesa di S. Orsola; poi decisero di ristabilirsi a pochi passi dall’ospedale civile, cioè dove in passato sorgeva il primitivo convento. Tra l’altro, il 1° gennaio 1939 ai Cappuccini era stata affidata la cura spirituale dell’ospedale civile e della casa di ricovero.

La chiesa fu edificata su progetto dell’ing. Giovanni Morassutti nel 1944. Dedicata a S. Antonio di Padova, fu consacrata il 29 settembre 1947. Dal primo arrivo a Conegliano dei Cappuccini, chiesa e convento s’erano arricchiti di numerose opere d’arte che purtroppo vennero disperse in seguito alle soppressioni. Solo alcune vennero restituite e collocate nella nuova struttura. Fra queste merita menzione l’Ultima Cena, datata 1590 e firmata da Pietro Bernardi da Verona.

La costruzione del convento (il vecchio era stato abbattuto dopo la loro cacciata) fu iniziata nel 1945 e compiuta nel 1954. Venne destinato a infermeria provinciale, per raccogliervi i frati ammalati e anziani. L’infermeria venne inaugurata, alla presenza del Ministro generale, p. Benigno da Sant’Ilario Milanese, il 19 maggio 1956. In questi ultimi anni parte del convento subì degli ammodernamenti, per rendere più funzionale l’infermeria, recuperando nuovi spazi e adeguandola alle norme vigenti.

[Fonte: «I nostri luoghi: cenni storici e attività attuali», in Stato personale e locale, Curia provinciale, Venezia-Mestre 2017, pp. 32-33].

Contatti

Via dei Cappuccini, 18
31015 Conegliano (TV)
Tel. 0438 22245
Email: info@fraticonegliano.it
Sito: www.fraticonegliano.it

GORIZIA – Provincia e Arcidiocesi di Gorizia

Adagiata in una ridente conca ai piedi delle Prealpi Giulie e del Carso, Gorizia, per la sua particolare posizione geografica punto di contatto di varie popolazioni, è sempre stata al centro di interessi contrastanti, di incontri e di scontri. Estintasi la dinastia dei Conti di Gorizia nel 1500, la città venne ereditata dalla monarchia asburgica, ai cui destini rimase legata – tranne una parentesi di dominio Veneziano ed alcuni brevi periodi di occupazione napoleonica – sino alla fine della prima guerra mondiale per poi passare definitivamente all’Italia.

Alla fine della seconda guerra mondiale, come conseguenza del disastroso conflitto, subì lo smembramento dell’antico tessuto provinciale e l’imposizione di un tracciato di frontiera che attraversava lo stesso abitato cittadino. Vicende storiche che caratterizzarono anche la presenza cappuccina in città.

Il convento dei Cappuccini fu fondato dalla Provincia Veneta nel 1591. Per le pressioni dell’arciduca Ferdinando d’Austria, nel 1609 venne incorporato al Commissariato di Stiria, che nel 1608 era stata separata dalla Provincia Austro-Boema. La Stiria sarà anche sede della Curia provinciale.

Durante la guerra 1915-18, il convento di Gorizia fu quasi totalmente distrutto. La dissoluzione della monarchia asburgica, dopo la prima guerra mondiale, portò allo scioglimento della gloriosa Provincia della Stiria.

Nel 1923, con decreto della Santa Sede il convento dei Cappuccini di Gorizia passò alla Provincia del Veneto e Friuli-V.G., e nel 1926 fu riedificato. La chiesa primitiva, dedicata all’Assunta e a S. Francesco d’Assisi, venne ampliata negli anni 1909-10 e riconsacrata il 18 giugno 1911.

Negli anni 1960-1962 il convento fu ampliato con due nuove ali mancanti, tanto da formare un ampio chiostro. Un’ala del convento fu adibita a sede della Gioventù Francescana (GIFRA) ed è stata inaugurata il 7 ottobre 1962.

Restauri recenti (2000) hanno interessato la facciata della chiesa e un’ala del convento.

Oltre all’attività caritativa (soprattutto attraverso la mensa dei poveri) e alla pastorale tradizionale, in particolare del ministero della riconciliazione, viene curata anche l’assistenza all’Ordine Francescano Secolare (OFS), che ha qui la sede regionale. Nel 1972 fu pure affidata ai Cappuccini la cappellania dell’ospedale civile.

[Fonte: «I nostri luoghi: cenni storici e attività attuali», in Stato personale e locale, Curia provinciale, Venezia-Mestre 2017, p. 34].

Contatti

Piazza S. Francesco, 2
34170 Gorizia (GO)
Tel. 0481 536299
Email: fratigorizia@gmail.com

LENDINARA – Provincia di Rovigo e Diocesi di Adria-Rovigo

A Lendinara, i Cappuccini dimorano presso la chiesa di S. Agata. Si trovano in questo luogo dal 1835. Ma la loro presenza nella cittadina polesana risale al 1604, quando furono richiesti dalle autorità locali, anche per esortazione del podestà veneto Marc’Antonio Caruto e l’assenso del vescovo Porcia di Adria.

Nei primi tempi si stabilirono fuori città, dove costruirono un conventino e una chiesa dedicata a S. Marco Ev. (consacrata l’11 novembre 1610): una piccola chiesa che misurava pressappoco 22 metri per 11, più il presbiterio e il coro per i frati. Come in altre loro chiese, anche qui i frati dimostrarono una cura particolare per l’altare maggiore. Ne è prova il bellissimo tabernacolo in legno intagliato che, dopo la soppressione del 1810, riuscirono a ricuperare e a collocare nella loro attuale chiesa di S. Agata. La cappella laterale era dedicata a S. Felice da Cantalice, il primo Cappuccino che la Chiesa dichiarò Santo.

Lendinara diede i natali ad alcuni Cappuccini molto rinomati al loro tempo: p. Serafino Cattaneo, valido oratore e forte apologista († 1705); e p. Serafino Petrobelli († 1777), che pubblicò numerose opere di eloquenza sacra e che, per la sua cultura e le sue rare doti oratorie, qualcuno annovera “fra i più valenti predicatori del sec. XVIII”.

La soppressione napoleonica decretò la partenza dei Cappuccini. Il convento passò in proprietà del Comune e, più tardi, della famiglia Marchiori, che lo utilizzò come magazzino.

Quando nel 1835, sollecitati dalle autorità e dalla popolazione, i frati tornarono a Lendinara, dovettero cercare casa. Si stabilirono nell’ex-monastero delle monache benedettine cassinesi, che l’avevano abitato dal 1474 fino al 1810. E qui i Cappuccini rimasero, nonostante la soppressione del 1867. Chi aveva comperato il monastero, s’era riservato il diritto di proprietà, lasciando ai frati soltanto l’usufrutto. Una decisione saggia, perché impedì allo Stato di appropriarsene.

Dal 1948 il convento di Lendinara è molto noto anche per la particolare solennità con cui, ogni anno, è celebrata la festa di S. Francesco d’Assisi. Ancora oggi vi sono coinvolti, oltre all’intera città, l’Alto Polesine e la diocesi di Adria-Rovigo.

Nel secolo scorso il convento fu sede della formazione dei frati che non accedevano al sacerdozio. Fu pure sede di noviziato dal 1977 al 1987.

Dal 2006 è sede del postulato interprovinciale.

Con la collaborazione dei francescani secolari, è attivo il “Centro francescano di accoglienza per i poveri”.

[Fonte: «I nostri luoghi: cenni storici e attività attuali», in Stato personale e locale, Curia provinciale, Venezia-Mestre 2017, p. 35].

Contatti

Via S. Francesco, 17
45026 Lendinara (RO)
Tel. 0425 641044

MERANO – Diocesi di Bolzano-Bressanone

La chiesa e il convento di Merano furono consacrati nel 1617. L’arciduca Massimiliano d’Austria è considerato il fondatore del convento grazie al suo forte sostegno e San Massimiliano è anche il patrono della chiesa.

Il convento è stato ristrutturato nel 1967-69 e la chiesa è stata restaurata nel 1997-1998. È la chiesa cappuccina più grande di tutto il Tirolo, a testimonianza dell’importanza pastorale che la nostra casa ha sempre avuto.

La posizione della nostra casa è tipica per noi cappuccini: l’ingresso della chiesa era ancora all’interno della città, il convento fuori dalle mura. Questo significa che, da un lato, per noi è importante il legame con la gente, ma dall’altro è importante anche il silenzio del convento.

Contatti

Rennweg, 153
39012 Merano
Tel. +39 0473 237688
meran@kapuziner.org

MESTRE – Provincia e Patriarcato di Venezia

I Cappuccini giunsero a Mestre nel 1612. All’epoca Mestre, con il suo porto, costituiva un passaggio obbligato per chi da Venezia era diretto verso Treviso e verso il Veneto settentrionale, e viceversa.

Il piccolo convento sorse abbastanza vicino al “Porto delle Barche” (oggi scomparso, rimasto nella toponomastica “Piazza Barche”), su un fondo messo a loro disposizione dalla confraternita di S. Maria dei Battuti. La chiesetta, dedicata a S. Carlo Borromeo (8 aprile 1619) appena canonizzato (1610), era decisamente piccola: misurava 17,25 metri per 8,25. Aveva una sola cappellina laterale sulla parete sinistra, un modestissimo presbiterio e, come sempre, un coro per i frati.

L’abitazione dei religiosi era molto umile: i corridoi, al primo e unico piano, misuravano circa un metro e mezzo di larghezza. Tutto rimase praticamente inalterato per tutto il Sei e il Settecento, cioè fino alla soppressione napoleonica (1810). Quando, nel 1939, i Cappuccini ritornarono a Mestre, trovarono la chiesetta malandata, ma dell’antico convento non era rimasto più nulla. Si accontentarono di accomodare alla meglio le costruzioni che erano sorte sul luogo. Il 28 marzo 1940 fu riaperto il nuovo convento con una solenne funzione, presieduta da Patriarca di Venezia

Dal 1962 al 1967 costruirono l’attuale chiesa (su disegno dell’arch. Giovanni Cerutti) e convento per due motivi: per sistemare la Curia e l’Archivio provinciale (trasferitisi qui, nel 1940, dal convento della Giudecca, Venezia), e per agevolare diverse attività religiose e sociali attivate nel dopoguerra, mentre la città cresceva a ritmi particolarmente veloci.

Tra l’altro, la chiesa dei Cappuccini di Mestre è ben conosciuta da numerose “penne nere” italiane (alpini). Al suo interno, infatti, conserva un’antica icona orientale, raffigurante la B. Vergine Addolorata, conosciuta come “Madonna del Don”. L’effige sacra venne recuperata, nell’inverno del 1942, in un’isba distrutta da un bombardamento nella cittadina di Belogorje, a pochi chilometri dal fronte posto sul fiume Don. La fece arrivare in Italia, poco prima della tragica ritirata di Russia, p. Policarpo Crosara OFMCap, cappellano alpino del Btg. “Tirano” (Divisione “Tridentina”).

Fra le attività sociali svolte a Mestre vanno ricordate la “Sesta Opera”, fondata per assistere le famiglie dei carcerati e gli ex-carcerati (esperienza sfociata nella Cooperativa “G. Olivotti”), e l’opera di assistenza religiosa ai ferrovieri del compartimento di Venezia. Sul versante culturale, per un certo periodo, lavorò alacremente il Cenacolo “S. Carlo” (concerti musicali, mostre di pittura…).

Nella ricorrenza del Giubileo del 2000, è stata costruita la nuova Penitenzieria, per la celebrazione del sacramento della riconciliazione, ed è stata rinnovata e ampliata la mensa “S. Antonio” per i poveri. Oggi, grazie al sostegno di volontari e francescani secolari, essa accoglie quotidianamente circa duecento persone disagiate, per lo più immigrati.

[Fonte: «I nostri luoghi: cenni storici e attività attuali», in Stato personale e locale, Curia provinciale, Venezia-Mestre 2017, pp. 36-37].

Contatti

P.tta S. Carlo, 2
30172 Mestre – Venezia
Tel. 041 951725
Email: convento.mestre@cappuccinitriveneto.it

PADOVA – Provincia e Diocesi di Padova

I Cappuccini giunsero nel 1537, insediandosi inizialmente a Roncone, frazione di Albignasego (cittadina alle porte di Padova). Dopo vari tentativi di trovare una sede in città, riuscirono ad installarsi nel 1554 nel sobborgo di Santa Croce, nel luogo in cui le monache di Sant’Agata e Santa Cecilia avevano una grande casa con edifici annessi e un grande orto.

Il convento di Padova – per la presenza di una prestigiosa università e per le dimensioni della città – era ideale per una seria preparazione negli studi. Fin dai primi anni vennero istituiti corsi per la preparazione dei predicatori; ai corsi di teologia dogmatica si aggiunsero, nel 1618, quelli di teologia morale, destinati soprattutto ai confessori. I frati si dedicarono anche all’assistenza spirituale nell’ospedale e nelle carceri.

Studiò a Padova il futuro Superiore provinciale e poi generale dell’Ordine S. Lorenzo da Brindisi (1559-1619) che, fondando i conventi di Monaco di Baviera, Graz, Vienna, Praga, contribuì in maniera determinante alla ripresa del cattolicesimo nei territori degli Asburgo. Il santo, battezzato Lorenzo Russo, nato a Brindisi, ma fattosi francescano Cappuccino a Venezia, lasciò una considerevole mole di manoscritti (di teologia, apologetica, predicazione), che per molto tempo rimasero sconosciuti. A decifrarli e a pubblicarli s’impegnò un collegio di “Padri Editori” con un paziente e assiduo lavoro durato dal 1926 al 1944. Ne uscirono tredici grossi volumi, ai quali, dal 1954 al 1956, se ne aggiunsero altri due.

A Padova è legato in maniera indissolubile anche il B. Marco Cristofori d’Aviano (1631-1699), predicatore, missionario apostolico, taumaturgo, diplomatico, amico di S. Gregorio Barbarigo. Da ricordare anche p. Giambattista Pasinato da S. Martino di Lupari PD (†1800): appassionato cultore di scienze fisiche e chimiche, precursore dell’agronomia moderna, fu celebre per i suoi studi ed esperimenti nella coltivazione del grano e di altri vegetali, per l’uso della meccanica, dell’irrigazione, della rotazione nelle varie coltivazioni. Gli fu offerta la cattedra di Agricoltura all’università di Catania, ma egli la rifiutò per rimanere al servizio della Repubblica di Venezia

Fra il ‘700 e l’ 800 il convento è segnato da varie vicissitudini, conseguenza delle vicende politiche. Riuscì ad evitare la soppressione veneziana del 1769, ma fu costretto ad accettare la revoca dell’istituto dell’esenzione e a sottoporsi quindi alle visite del vescovo della diocesi. Nel 1810, però, arrivò la soppressione napoleonica per cui i frati furono costretti a scegliere: o l’incardinazione alla loro diocesi di origine o la secolarizzazione.

È del 1824 il decreto imperiale per il ripristino del convento, per la cui riapertura si costituì un comitato di sottoscrittori appartenenti alle varie fasce sociali, desiderosi di vedere “ripristinati i religiosi benemeriti padri Cappuccini”. Il convento venne chiuso nuovamente dalla soppressione del 1867 (leggi Siccardi). I Cappuccini trovarono ospitalità nel vicino quartiere Bassanello, per rientrare nel giugno 1872 a S. Croce, dove si trovano tuttora.

Della primitiva costruzione, tuttavia, oggi non resta più nulla. Il convento fu ricostruito negli anni 1931-1932; e la chiesa, distrutta il 14 maggio 1944 da un bombardamento aereo delle forze anglo-americane (miracolosamente illesi i frati), fu riedificata dopo la seconda guerra mondiale e consacrata il 14 maggio 1950.

Al convento di S. Croce svolse la sua silenziosa ma preziosa opera di confessore e di guida spirituale un umile e mite fraticello, la cui fama di santità travalicò presto i confini della città e del Veneto: p. Leopoldo Mandic´ da Castelnuovo di Cattaro (Herceg Novi, Montenegro). Amato e venerato in vita, invocato come santo dopo la morte († 1942), fu beatificato da Paolo VI il 2 maggio 1976 e canonizzato da Giovanni Paolo II il 16 ottobre 1983. E oggi la sua tomba continua più che mai ad essere meta di pellegrinaggi.

L’opera intrapresa da S. Leopoldo fu continuata da p. Zeno da Pescantina (1895-1964) e p. Guglielmo Vidoni da Magredis (1909-1986). Dal 1961 fu fondato da p. Pietro Bernardi il bollettino mensile Portavoce di P. Marco e di P. Leopoldo, che dal 1976 si chiamò Portavoce del Beato Leopoldo Mandić e dal 1983 Portavoce di San Leopoldo Mandić.

Altra figura importante, nella seconda metà del ‘900, fu mons. Girolamo Bortignon, vescovo cappuccino, che resse la diocesi di Padova per trentadue anni, dal 1949 al 1982. Fra le sue realizzazioni più importanti l’Opera della Provvidenza a Sarmeola di Rubano (PD), conosciuta anche come il piccolo “Cottolengo” veneto. I Cappuccini, a Padova, furono cappellani dell’ospedale “maggiore” dal 1825 al 1867, anno in cui la soppressione sabauda mise fine pure alla loro assistenza spirituale alla Casa di Forza dov’erano entrati nel 1831, e alle carceri criminali che assistevano dal 1839. Infine qualche anno più tardi, dal 1872 al 1877, furono cappellani dell’ospedale militare. In città, fin dal 1891, fu affidata ai Cappuccini la cappellania del cimitero maggiore, la cui chiesa è dedicata alla Risurrezione di N.S.G.C.

Ora, attigui al convento ci sono: il santuario di S. Leopoldo, il Centro missionario dei Frati Cappuccini del Triveneto (con un interessante Museo missionario), il Centro zonale OFS. Nel 2011 viene restaurata, su progetto dell’architetto Guido Visenti, la porta centrale della chiesa: la parte esterna è stata rivestita di un bassorilievo in bronzo; per l’occasione viene rifatta la bussola del portale d’entrata.

Nel 2008 il pensionato universitario “Laurentianum” ha cessato l’attività.

Nel 2011 la Vicepostulazione di alcuni Cappuccini (il Beato fra Tommaso da Olera, i Servi di Dio p. Giacomo Filon da Balduina e p. Lazzaro Angelo Graziani) si è trasferita a Villafranca di Verona.

[Fonte: «I nostri luoghi: cenni storici e attività attuali», in Stato personale e locale, Curia provinciale, Venezia-Mestre 2017, pp. 38-40].

Contatti

P.le S. Croce, 44
35123 Padova
Tel. 049 8801311
Sito: Santuario San Leopoldo

PORTOGRUARO – Provincia di Venezia e Diocesi di Concordia-Pordenone

A Portogruaro i Cappuccini arrivarono nel 1570. Costruirono un modesto convento, come il solito in luogo solitario, fra la città e la cattedrale di Concordia, dove, sulla sinistra del fiume Lemene, sorgeva un vecchio ospedale dedicato a S. Lazzaro.

Espulsi nel 1810, non ritornarono che nel 1947 su invito del vescovo diocesano mons. Vittorio D’Alessi. Chiesa e convento erano stati demoliti, così eressero l’attuale conventino a mezzogiorno della città, in località Palù (1949). La chiesa, consacrata il 13 maggio 1954, è dedicata al Cuore Immacolato di Maria (Madonna di Fatima). Una particolarità: è la prima chiesa santuario sorta in Italia in onore di N. S. di Fatima.

Portogruaro diede i natali ad alcuni noti Cappuccini. Almeno due meritano di essere ricordati: p. Luigi Raimondi († 1799), celebre oratore, del quale i confratelli e gli ammiratori vollero mandare alle stampe, postume, varie Orazioni sacre (Venezia 1805); e p. Davide M. Geromin († 1960), apprezzato cultore di studi storici, di carattere prevalentemente francescano, che pubblicò, in particolare, i primi due volumi della Storia dei Cappuccini veneti.

Dal 1999, in questo convento, ha sede il Centro di Evangelizzazione dei Cappuccini del Veneto e Friuli-Venezia Giulia. Con il recupero del rustico del convento, dal 2002 è aperto il Centro francescano di spiritualità “San Damiano” (cappella, sale per lavori di gruppo, refettorio), che ospita gruppi parrocchiali già coinvolti dalle ‘missioni popolari’. Nel 2008 l’interno del santuario è stato restaurato e abbellito con affreschi di Nathanael Theuma ispirati alle apparizioni di Fatima.

[Fonte: «I nostri luoghi: cenni storici e attività attuali», in Stato personale e locale, Curia provinciale, Venezia-Mestre 2017, pp. 40-41].

Contatti

viale Cadorna, 55
30026 Portogruaro (VE)
Tel. 0421 71414
Email: fratiportogruaro@gmail.com
Sito internet: www.fratiportogruaro.it

ROVERETO – Provincia e Arcidiocesi di Trento

I Cappuccini sono presenti a Rovereto dal 1574 su volere della popolazione locale che aveva apprezzato la presenza di alcuni frati predicatori. All’inizio fu affidata ai Cappuccini una piccola chiesa, eretta dai veneziani nel 1504, dedicata a S. Caterina. In prossimità della chiesa, molto presto, fu costruito il convento.

La famiglia religiosa, composta di quattro o cinque frati, fu introdotta probabilmente verso il 1576. Per causa della famosa peste del 1575, la costruzione del convento finì solo tre anni dopo. I frati presenti si sono dedicati al servizio degli appestati. La costruzione del convento fu ultimata solo nel 1615, non solo per causa dell’epidemia, ma anche per la penuria dei mezzi.

Negli anni 1620 – 1625 si restaurò e si ingrandì il convento: fu abbattuta la vecchia chiesa e si costruì quella nuova contigua al convento dalla parte est. La chiesa venne consacrata dal Principe vescovo Carlo Emmanuele Madruzzo il 2 maggio 1636, alla presenza del Ministro provinciale di Venezia, p. Zeno da Bergamo, e del guardiano, p. Ambrogio Fontana da Rovereto.

Nel 1741 venne costruita la prima infermeria per la Custodia Tridentina, appena separata dalla Provincia di Venezia. Era posta nell’ala ovest del convento con quattro stanze verso est, cappella, farmacia e servizi.

Nel 1758, divenuta insufficiente la prima infermeria con la costituzione della Provincia Mantovana, se ne costruì una nuova prolungando la precedente nell’ala ovest del convento: corridoio al centro e stanze da ambo le parti. Fu l’attuale ala di sera del convento. Benefattori insigni i coniugi roveretani Tomaso Bilieni e Eva Keller.

Il 17 settembre 1815 a Rovereto, con solenne cerimonia, avvenne la ricostituzione della Provincia dopo la soppressione napoleonica (1810).

Nel 1890 si costruì il secondo piano dell’ala centrale di mezzogiorno, nella necessità di recuperare i locali e gli spazi perduti a causa della rettificazione della strada comunale per Sacco. Anche l’orto fu tagliato e ricostruito il nuovo muro di cinta che fiancheggia la strada.

Nel 1906 venne costruita ex novo l’infermeria della Provincia: è l’attuale edificio, congiunto al convento con un cavalcavia sopra il passaggio carraio. La vecchia infermeria diventò studentato.

Nel 1924 fu inaugurata la sede per la fraternità dell’Ordine Francescano Secolare in via Conciatori.

Durante il biennio 1950 – 1951 venne sistemata l’ala ovest per lo studentato, a due piani. Nuovo refettorio e cucina.

Nel 1959: nuova sistemazione del corpo centrale del convento (ala di mezzogiorno: portineria, parlatori, sale e salette al pianoterra); stanze al primo piano e aule al secondo.

Nel 1968 la chiesa venne eretta parrocchia col titolo di S. Caterina d’Alessandria.

Importanti sono i restauri alla chiesa, la sistemazione delle adiacenze e il risanamento delle fondamenta, effettuati tra il 1975 e il 1976.

Nel 2009 viene sistemata e ammodernata l’infermeria, come è attualmente.

[Fonte: «I nostri luoghi: cenni storici e attività attuali», in Stato personale e locale, Curia provinciale, Venezia-Mestre 2017, pp. 43-44].

Contatti

B.go S. Caterina, 38
38068 Rovereto (TN)
Tel. 0464 437575

TERZOLAS – Provincia e Arcidiocesi di Trento

Nel 1742 iniziarono i lavori di costruzione del convento a Malè.

Nel 1744 entrò nel nuovo convento di Malè la prima famiglia religiosa, con pubblico atto, steso dal notaio Gottardo Paolo Ramponi. Nel 1751 fu consacrata la chiesa e dedicata a S. Giovanni Nepomuceno.

Nel 1892 un misterioso incendio distrusse il convento assieme a gran parte della borgata di Malè. Il convento fu ridotto a un cumulo di macerie. La chiesetta, restaurata, esiste tuttora a uso delle religiose che dirigono la scuola materna.

Due anni dopo (1894) il Ministro provinciale, p. Dionisio da Soraga, per motivazioni di ordine in gran parte religioso ed ecclesiale e fra molte resistenze e opposizioni da parte dei frati e della popolazione di Malè, decise di ricostruire il convento al margine occidentale della borgata, nei pressi del paese di Terzolas, all’imbocco della Valle di Rabbi.

Per un breve tempo i frati furono ospitati a Terzolas, presso la famiglia Luigi De Ferrari. Nell’estate del 1895 i frati entrarono nella nuova costruzione, anche se non ancora ultimata.

La chiesa, dedicata al S. Cuore di Gesù, fu ultimata nella primavera del 1896 e consacrata l’8 agosto dello stesso anno da mons. Eugenio Carlo Valussi, vescovo e Principe di Trento, alla presenza del Definitorio provinciale e dei rappresentanti di tutti i conventi della Provincia, assistito da gran parte del clero secolare della Valle del Sole.

Tra il 1970 e il 1973 il convento subì una ristrutturazione generale per farne una ” Casa di Accoglienza ” di stile francescano.

Nel 2005 il frutteto fu dato in locazione con scadenza il 10 novembre 2012.

Tra il 2008 e il 2010 fu ristrutturata la Casa rustica, trasformata in abitazione per i frati e in seguito fu ristrutturato anche il convento, adibito a “Casa per ferie”.

Il 25 marzo 2013 è stata la data dell’avvio ufficiale dell’attività della “Casa per ferie”, denominata “Al convento”, predisposta per accogliere: religiose/religiosi, nuclei familiari, persone singole, gruppi e movimenti organizzati, esercizi spirituali e ritiri per comunità religiose, convegni e seminari di studio, stage e meeting.

Scopo della Casa “Al Convento” è quello di offrire agli ospiti un ambiente sereno e dare l’opportunità di riscoprire i valori umani e cristiani, in un rapporto di rispetto e cordialità con tutti.

I frati, oltre ad essere presenti pastoralmente in Valle a servizio della Chiesa locale, indicano lo stile francescano dell’accoglienza e garantiscono il supporto religioso e spirituale, rendendosi disponibili per celebrazioni, incontri, colloqui e testimonianze.

[Fonte: «I nostri luoghi: cenni storici e attività attuali», in Stato personale e locale, Curia provinciale, Venezia-Mestre 2017, pp. 45-46].

Contatti

Via Cappuccini
38027 Terzolas (TN)
Tel. 0463 901305
Email: info@alconventoterzolas.it